Serra Petrullo "Angelus Novus"

Ipotesi di valorizzazione del fondo rustico annesso a Casale Caputi

(Appunti per una progettazione di Mariano Fracchiolla)

Premessa

Il terreno annesso al Casale Caputi, si colloca nell’area pre-murgiana dell’agro di Ruvo di Puglia, nella direzione che dall’abitato porta prima alla fascia boschiva e poi all’Alta Murgia. Tale area presenta caratteristiche ambientali, paesaggistiche e agronomiche peculiari ed è definibile di “connessione” tra due contesti: quello urbano, con le sue suggestioni architettoniche e culturali e quello murgiano, nel quale si avverte, più propriamente la suggestione del “vuoto”.

Dal punto di vista agronomico, vicino alla cittadina persistono ancora oliveti, orti e vigneti la presenza dei quali, con l’avvicinarsi alle aree murgiane, diventa sempre meno densa, fino a scomparire e a lasciare spazio principalmente a colture maggiormente estensive quali i seminativi e i mandorleti.

Il fondo annesso al Casale Caputi permette la vista sia sul contesto più vicino alla città sia su quello dell’Alta Murgia, fondendone entrambe le suggestioni e restituendole all’interno di un’immagine propria ed unica: quella della premurgia.

E’ da questa constatazione che deve trarre origine una proposta di “coltivazione” del fondo la qualde deve avere finalità di conservare la memoria dei luoghi, ma anche di favorire la loro fruizione traendo massimo vantaggio dalla loro natura e posizione.

Le caratteristiche pedologiche del fondo, caratterizzato da terreno calcareo di medio impasto con solo alcuni massi affioranti (tipico della zona) lo rendono idoneo alla coltivazione delle colture tradizionalmente presenti nell’area, quali l’olivo, la vite e il mandorlo. Tali specie sono in parte già presenti nel fondo, benché necessitino di interventi colturali di ringiovanimento (potature, concimazioni, ecc.) al fine di recuperarne le condizioni vegeto-produttive compromesse dalla mancanza di una manutenzione costante negli anni scorsi.

Il fondo rustico come “custode della memoria genetica e culturale dei luoghi”

  • Olivo, vite e mandorlo

A parte il recupero del preesistente, gli interventi colturali più importanti dovranno riguardare la messa a dimora di nuove piante, prediligendo soprattutto quelle tipiche dell’area: olivo, mandorlo e vite da vino. Per queste specie, dovrà essere eseguita una ricognizione di varietà locali tradizionali (spesso dimenticate), rendendo il fondo un luogo dove custodire la tradizione “genetica”. La presenza di varietà tradizionali, potrà quindi essere l’occasione di riscoprire pratiche colturali tradizionali che riguardano la potatura, la concimazione, la lavorazione del terreno, anche coinvolgendo quello che ancora rimane della memoria degli agricoltori più anziani.

  • Frutta e Colture minori

Oltre alle colture tradizionali da reddito, i nostri fondi rustici sono stati sempre arricchiti dalla presenza di specie perlopiù destinate all’autosostentamento quali quelle frutticole. Pertanto, il fondo rustico dovrà ospitare anche queste colture. Alcuni esempi sono il fico, il ciliegio, il nespolo, il prugno, il corbezzolo, ecc. Anche in questo caso, dovrà essere ottemperata la funzione del terreno di conservazione della memoria dei luoghi e quindi dovranno essere impiantate varietà tradizionali delle quali il fondo diventerà una riserva che ne custodisce il patrimonio genetico.

  • Le piante officinali e i fiori

I terreni tradizionalmente coltivati dai nostri contadini avevano sempre la presenza di fiori e spezie, utilizzabili per ornamento e per condire i piatti tradizionali. Anche in questo caso, si suggerisce la riproposta di questa tradizione. Si potrebbero quindi prevedere piccoli spazi dedicati ai fiori più tipicamente coltivati nei nostri orti e giardini (es. rose, crisantemi) o alle spezie (origano, timo, ecc.).

Sia i fiori che le spezie potrebbero essere scelte tra quelle a valenza simbolica e mitologica, facendo diventare l’impianto del “piccolo giardino” incastonato nel fondo rustico come prodotto del viaggio nella memoria.

  • I prodotti della memoria

I prodotti realizzati dovranno alimentare un’attività annessa di trasformazione, per la produzione di olio, vino, dolci di mandorle e conserve varie. La trasformazione di questi prodotti, dovrà avere spirito “comunitario”, cioè realizzato da gente che si incontra per scambiarsi la sapienza e il ricordo del “come fare” e per lavorare insieme. Il valore di questi prodotti si originerebbe, ovviamente, proprio da questi principi di base.

Conclusioni

Quanto suggerito costituisce solo una traccia sulla quale sviluppare un progetto esecutivo di valorizzazione del fondo rustico.

Il tutto è stato proposto pensando alla possibilità di rendere il fondo rustico in questione come un luogo nel quale predomina la diversità delle specie vegetali, vissuta come fonte di benessere psico-fisico. Un luogo nel quale convivono diverse “colture”, frutto anche di diverse “culture”, così come in ogni località ancora integra del mediterraneo. Tale diversità sarà il prodotto delle diverse sapienze che si avvicenderanno al casale e, allo stesso tempo, sarà anche stimolo di nuove iniziative e riflessioni.